5. set, 2015

La "Terra delle idee"

Mi ha molto colpito l’immagine del concerto, offerto dalle acque Uliveto e Rocchetta per sostenere una sacrosanta battaglia civica per riportare il casertano a una bonifica definitiva del territorio.
Si tratta di una campagna piuttosto naïf, per la quale vale la pena spendere qualche considerazione, perché è una sintesi delle problematiche che affliggono molta della comunicazione che si produce.
Mettiamola così si tratta di una giusta causa, una buona idea di marketing, ma una pessima soluzione di comunicazione e, naturalmente, non mi riferisco agli strumenti utilizzati manifesti, manifesti etc. ma proprio del concept.
Il “non detto” piuttosto naïf è: l’acqua spegne il fuoco, ma non è tanto sottinteso perché sulle due bottiglie vi è un cartello con il messaggio dal significato chiaro: “spegniamo i fuochi”.
Il secondo significato ovviamente è: due brand dell’acqua, due acque con sensibilità sociale ed ecologica, si impegnano offrendovi un concerto per sostenere una lotta popolare per una bonifica del territorio.
Qualche considerazione tecnica: il design del manifesto sarebbe corretto: un solo font, colori che suggeriscono un po’ di nazionalismo, poi iniziano le ridondanze.
La locuzione “terra dei fuochi” e affini è ripetuta ben quattro volte.
1.Il Concerto di…per terra dei fuochi (come fosse un' iniziativa di beneficenza, parola che è stata usata altrove).
2.L’invenzione di un claim ambiguo e infelice: “La terra dei fuochi è terra nostra”
3.La parola-chiave #SPEGNIAMOIFUOCHI per essere veicolata dai social network.
4.Il cartello “Spegniamo i fuochi” sulle bottiglie.
Come se non bastasse alle spalle del musicista come sfondo vi è un’immagine “infuocata” del concerto.
Sarebbe interessante ricostruire la genesi del prodotto di comunicazione per capire quanti abbiano concorso a generare questo autentico overload comunicazionale, che rinforza ossessivamente una infelice locuzione autolesionista.
Tanto il tema è “caldo”; è un meme che si propaga come l’infezione della camorra e basta parlarne e usarla per credere di aver dato un contributo. Invece di fare una campagna per sostenere la necessità che la politica risolva un problema di bonifica territoriale si specula sulla disgrazia usando la potenza del meme”.
Dal punto di vista del brand, infine, associare una situazione negativa anche con una buona intenzione, è fare marketing rudimentale. Fate un esperimento, sostituite “terra dei fuochi” con “terra delle idee” (o qualunque cosa vogliate) nell’annuncio, vi risulterà tutto più forte, peccato che non tutti capirebbero l’allusione.
Dunque: l’autolesionismo può diventare utile?