9. feb, 2016

Lettieri a Napoli. Una campagna da difesa preventiva

È partita la campagna elettorale a Napoli di Gianni Lettieri, candidato Sindaco della città.
Il modello che appare evidente dalle prime immagini che circolano è quello del marketing politico di matrice berlusconiana. Questa volta tuttavia, contrariamente al livello assertivo-persuasivo-paternalistico, vi è un maggior impegno sul versante che definirei di “difesa preventiva”.

In generale il Cavaliere parte in maniera assertiva e autorevole, nel caso di specie invece il candidato si manifesta palesemente orientato a controbattere - preventivamente - le eventuali critiche alla sua personalità. Si tratta di una campagna multisoggetto che utilizza una struttura più o meno sillogistica per affermare, o meglio per controbattere, le presumibili affermazioni dei suoi avversari politici, ma tradotte nel buon senso comune.

Il format è un teaser (il verbo inglese to tease, significa stuzzicare), è un’attesa che introdurrà, probabilmente, la campagna vera e propria, almeno così funziona nella teoria della comunicazione e nei modelli di comunicazione pubblicitaria.

Intanto il sillogismo (un po’ forzato) è questo: il claim “Lettieri sindaco?” è una domanda la cui affermazione positiva implicita è affidata ai fumetti di 15 testimonial popolari, di diversa estrazione sociale. Dunque la risposta implicita nell’argomentazione fumettistica è un “sì”. Se Lettieri è tutto questo che dicono i suoi testimonial è il candidato sindaco giusto.

Il progetto complessivo sarebbe interessante (non innovativo come si autodefiniscono sul web gli autori) perché esprime da subito una intensa cross canalità integrata, che si autoamplifica tra social network e siti web. Sono stati attivati diversi siti e “presenze social” che interagiscono con le affissioni e approfondiscono le argomentazioni e le tematizzazioni. Come sembra, da fonti giornalistiche, sono le liste che sosterranno il candidato del centro destra: “Prima Napoli”, “Riformisti per Lettieri”, “Fare Città” e “Giovani in corsa”. Anche in questo, spiace dirlo, ma i nomi non possiedono alcun elemento di innovazione e sono anzi la solita affrettata lista di denominazioni piuttosto abusate e scontate. È l’approccio tipico di chi non crede veramente che la comunicazione politica è la politica e non affronta ricerche più impegnative per trovare dei titoli all’altezza della partita in gioco.
Peccato, come dicevo, che l’impostazione sia una “difesa preventiva”; si può ragionevolmente immaginare che in una fase più calda della campagna elettorale compariranno le argomentazioni più sostanziali di un programma che certamente non mancherà.
Per ora ci limitiamo ad analizzare queste prime affissioni.
La struttura grafica un po’ classica presenta la foto del testimonial a sinistra, con il fumetto contenente il tema e si chiude con una firma, una freccia (che immancabilmente punta verso l’alto) che rimanda ai social e ad uno dei siti web dal titolo “primanapoli.it”.
Alcuni dei 15 testimonial annunciati, espressi da una segmentazione giusta e accurata dei target più probabili, sono singolarmente ingenui e tentano di sovvertire i luoghi comuni più consumati che potrebbero essere usati contro il candidato.

Purtroppo la banalizzazione eccessiva e la troppo ricercata semplificazione argomentativa rende il tutto piuttosto ingenuo e controproducente.
Questi i temi: “Parla sempre delle cose da fare ma lui le farà davvero”. (Barista).
“Abita nei quartieri alti ma farà molto per le periferie. Lui viene da lì”. (Casalinga).
“Veste come mio nonno ma crede in noi giovani” (Studentessa).
“Sarà pure uno che ha fatto i soldi ma, per i nostri figli, il lavoro lo sa creare”. (Agente immobiliare).
Purtroppo io credo che persino i napoletani più ingenui non credano più alla favola dell’imprenditore di successo che sa creare anche posti di lavoro, melassa che ha funzionato per il primo Cavaliere.